Si è tenuto ieri il quarto appuntamento della Rassegna – Presentazione libri d’ Autore!

Intervistati dalla Prof.ssa Bastianoni, Fabio Sbattella e Marilena Tettamanzi hanno presentato il volume:

“Fondamenti di psicologia dell’ emergenza”

Fabio Sbattella, psicologo e psicoterapeuta didatta, insegna Psicologia delle emozioni all’Università Cattolica di Milano, dove è responsabile dell’Unità di ricerca di psicologia dell’emergenza e dell’assistenza umanitaria. Ha coordinato sul campo progetti di ricerca di persone scomparse e di sostegno a gruppi sconvolti da lutti traumatici, ricerche e interventi a favore delle comunità colpite da catastrofi naturali (in Molise, Sri Lanka, Haiti, Abruzzo, Emilia) e antropiche (in Salvador, Kossovo e Russia).

Marilena Tettamanzi, psicologa e psicoterapeuta familiare, è dottore di ricerca in Psicologia e membro dell’Unità di ricerca di psicologia dell’emergenza e dell’assistenza umanitaria. Ha realizzato ricerche sullo stress degli operatori dell’emergenza e sui traumi legati a incidenti stradali e diretto ampi interventi formativi rivolti ai volontari e ai professionisti del soccorso.

“Esserci con il corpo là dove è la mente è un’ operazione complessa” spiega il Professor Sbattella. “Il campo della psicologia dell’ emergenza, cosi come l’ esperienza della malattia e della morte, è un’ esperienza che ci ricorda quanto sia importante la presenza corporea; è stancante, faticoso, scomodo ma l’ esserci con il corpo vuol dire portare dentro emozioni, relazioni, in modo del tutto diverso, in modo cioè concreto”. “Abbiamo sviluppato”, prosegue Sbattella, “in questi anni, all’ unità di ricerca in psicologia dell’ emergenza che dirigo all’ Università Cattolica, lo stile di stare assieme alle persone. L’ idea è questa: se stai solo dentro l’ Accademia a fare esperimenti fai molto bene perché metti in atto concetti, rifletti, leggi libri, rileggi parole, fai discorsi, ma se, come accade molte volte nell’ Accademia dell’ Università, si fa formazione solo con i libri e con le parole, manca qualcosa. Io sono uno psicologo di strada, posso anche insegnare, ma ciò che ho chiesto all’ Università è stato quello di lasciarmi uno spazio per essere operativo, perché il mio pensiero si nutre di libri, di riflessioni, di ricerca, ma anche e soprattutto di incontri concreti. La psicologia dell’ emergenza è quindi un settore dove questo si può fare fortemente. Fare azioni, azioni trasformative, essere dentro le realtà operative, fermarci a riflettere con le persone. Questo è lo stile fondamentale da cui nasce il testo”. Il professor Sbattella spiega anche perché in Italia si parla continuamente di emergenza. La parola emergenza è sulla bocca di tutti perché se si genera uno stato di emergenza si ha diritto ad avere finanziamenti speciali saltando tutti i passaggi di verifica che altrimenti dovrebbero imporsi e, quindi, prolungare le attese, aspettare. “Gridare emergenza”, afferma  Sbattella, “ha un suo motivo storico-economico, ma noi  non ci occupiamo di tutto ciò.  Noi ci occupiamo dell’ emergenza come situazione psichica, cioè quell’ insieme di configurazioni emotive, cognitive, relazionali, comportamentali che caratterizzano uno stato di funzionamento particolare che è lo stato emergenziale. Ci sono persone che sono dentro le guerre e non si sentono in emergenza, sono preparati ad esserci. Lo stato emergenziale è uno stato psichico prima di essere uno stato obiettivo. L’ esperienza emergenziale corrisponde alla sensazione di non farcela che porta con sé emozioni, gesti, pensieri, relazioni”. Cosa si può fare rispetto a questo? “Per avere metodi efficaci”, spiega l’Autore, “è necessario avere anche delle idee, linee guida. In questo senso abbiamo cercato di recuperare i fondamenti che stanno in alcune idee chiave, ne dico una: la mente non coincide con il cervello. Nelle emergenze collettive, tutte le persone vacillano e vacillano contemporaneamente. Questo è il disastro, questa è la catastrofe”. “Le situazioni di emergenza”, prosegue la Dott.ssa Tettamanzi, “sono caratterizzate da grande instabilità. Lavorare in emergenza significa aiutare le persone a riconnettersi, a rimettersi nelle relazioni, a comprendere quello che è accaduto e prevenire la possibilità che quelle reazioni emotive rimangano congelate da qualche parte senza la possibilità di essere elaborate”.                                              In situazioni di emergenza esplicita Tettamanzi si può lavorare in tanti modi, ma sempre si deve ricordare che si lavora con persone che hanno una storia che occorre conoscere e sapere che si collocano in altre storie di eventi analoghi. L’ intervento deve essere svolto anche in funzione delle storie analoghe, ma si deve conoscere il contesto in cui si va ad operare perché si rischia di confondere le risposte. A conclusione, riferisce Sbattella che per lavorare in emergenza innanzitutto devi esserci, devi essere in grado di arrivare e starci e quindi devi avere le vaccinazioni, devi saper stare in situazioni di precarietà, devi addestrarti, fare sport, sopravvivenza. “Mai da soli” aggiunge. “E’ importante la squadra. E’ un lavoro cooperativo. Per lavorare in questo senso bisogna però prima lavorare su stessi, bisogna lavorare sulle proprie capacità di gestire le proprie emozioni, la vita, la morte. L’ emergenza, come tematica, dovrebbe essere studiata da tutti indipendentemente dalla professione che si svolge. Lo stato emergenziale, questa idea di non farcela, è un tipo di esperienza che insegna moltissimo sulla qualità della vita, sul quotidiano perché è un’ esperienza pragmatica della vita.

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