Sy Baumgartner, professore universitario di filosofia, si avvia a superare la soglia dei 70 anni, ma l’idea di andare in pensione è ancora ben lontana. All’uomo piace il suo lavoro, soprattutto da quando, dieci anni prima, ha perso improvvisamente l’amata moglie Anna che non aveva voluto rinunciare ad un ultimo bagno in mare, il bagno che le sarebbe stato fatale, e Sy non aveva mosso alcuna obiezione: “Non incolpo me stesso. Sarebbe stato inutile insistere. Non era una che prendeva ordini o si lasciava comandare a bacchetta. (…) Ha deciso che sarebbe tornata in acqua, e io non l’avrei fermata. Non ne avevo il diritto. Se non è senso di colpa, allora è rimpianto, magari anche rimorso.” Sy ama ancora Anna, profondamente, tanto da permettersi solo relazioni leggere e non durature, impegnandosi anche a sabotare la storia con Judith, una donna ben più giovane di lui. Finito quello su Kierkegaard, ora è alle prese con un nuovo saggio. In modo adeguato alle circostanze, esso è dedicato alla cosiddetta «sindrome dell’arto tagliato». Mentre lo scrive, com’è giusto che sia, pensa a sé stesso, al proprio lutto, ma anche «alle madri e ai padri che piangono i figli morti, ai figli che piangono i genitori morti, alle donne che piangono i mariti morti, agli uomini che piangono le mogli morte e alla loro sofferenza che somiglia da vicino ai postumi di un’amputazione, perché la gamba o il braccio che non c’è più un tempo era attaccato a un corpo vivo, e la persona che non c’è più un tempo era attaccata a un’altra persona viva, e se siamo quelli che continuano a vivere, scopriamo che la nostra parte amputata, la nostra parte fantasma, può essere ancora fonte di un dolore profondo, indegno. A volte certi rimedi possono alleviare i sintomi, ma la cura definitiva non esiste».

Il lutto di Sy non è solo una reazione emotiva alla morte della moglie Anna, ma diventa un percorso interiore che coinvolge il corpo, la mente e la sua relazione con il mondo circostante. Il dolore, per lui, è un’assenza costante, un vuoto che si fa sentire come un arto amputato, che non sparisce mai, ma che continua a influenzare ogni suo gesto e pensiero.

Auster esplora come questo vuoto, sebbene inizialmente devastante, possa evolversi in una nuova consapevolezza, una presa di coscienza che la morte non cancella una persona, ma la trasforma in qualcos’altro.

Baumgartner avverte ancora il ticchettio dei tasti di Anna, un richiamo costante che lo riporta a lei, mentre continua a vivere, abitato dalla sua presenza, cercando se stesso fra le parole che lei ha lasciato, scritte negli anni. La memoria può ingannare, ma la scrittura no; forse è questa la vera eredità, ciò che perdura.

L’accesso allo studio della moglie e la lettura dei suoi scritti porteranno Sy a liberare Anna dalla percezione che ha sempre avuto di lei: non è più una persona che è stata viva e poi è morta, ma diventerà un’entità che, pur nell’assenza, parla e agisce attraverso chi la ricorda. Questo processo è avviato dalla decisione di Baumgartner di affidare tutti i testi di Anna a Beatrix, una studentessa che scriverà una tesi sulle sue opere, riunendole per la prima volta in un corpus completo.

Sy, inizialmente, ha vissuto il lutto come una mera mancanza fisica, ma grazie all’incontro con Beatrix scoprirà una nuova dimensione di Anna. La lettura dei suoi scritti gli permette di liberarla dalla sua figura di “moglie morta” e di farla rivivere come un’entità autonoma, non più un ricordo esclusivo, ma una presenza viva attraverso le parole che ha lasciato.

In questo processo di trasformazione della memoria di Anna attraverso la scrittura, Sy non solo impara a vedere la moglie sotto una nuova luce, ma affronta la sua morte in modo più distaccato e sereno. La morte di Anna, attraverso la sua scrittura, diventa qualcosa che può essere elaborato, ma anche re-interpretato. Non è più un ricordo doloroso e inaccessibile, ma una parte di un’opera che prende vita attraverso l’interpretazione di Beatrix, che restituisce i suoi testi al mondo. Così, Sy riesce finalmente a liberare Anna dalla sua visione di moglie defunta e la reinventa come scrittrice, perpetuandola attraverso la sua opera.

Ilaria Bignotti Faravelli, psicologa

P. Auster, Baumgartner, ed. Einaudi, Torino, 2023

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