L’intervista alla professoressa Susanna Barsotti ha aperto varie domande sul legame tra fiabe e morte. Il lavoro di editing del podcast è coinciso con un percorso di formazione per insegnanti in cui abbiamo trattato anche gli Immaginari del limite nella letteratura per l’infanzia. Durante questi incontri, tra le tante domande condivise con Susanna, mi sono reso conto che quella che in questo momento mi rende più sensibile è legata al fenomeno di rimozione o edulcorazione della morte nel rapporto adulto-bambina/o e adolescenti. 

Se avete perso l’intervista la trovate qui https://www.unosguardoalcielo.com/podcast-sulla-soglia-immaginari-di-morte-nelle-narrazioni-e-giochi-per-linfanzia/ .

Ho, quindi, pensato di dedicargli l’approfondimento di questo mese.  Ecco a voi un breve percorso, come sempre non esaustivo data la natura del medium, su narrazioni in cui bambine/i e adolescenti possono incontrare la morte. Una morte non banalizzata, non esibita gratuitamente, non voyeuristica, bensì presente nel suo essere normale controparte dell’essere vivi.  E, per quanto sia il b-side del disco della nostra vita che non vogliamo ascoltare, almeno per un po’, risulta inutile nasconderla. C’è. Fa semplicemente parte dell’essere vivi. 

Per cui bando ai preamboli ed immergiamoci nelle storie.

Dicevamo che morte e vita convivono, almeno per un po’. Come raccontarne la naturalezza ai più piccoli. Prendo subito dalla nostra libreria immaginaria due piccoli capolavori che possiamo mettere in relazione. Mi riferisco a Mangia che ti mangio e L’uovo e la gallina, entrambi di Iela Mari, editi per Babalibri.

Due silent book in cui grazie alla precisione dell’autrice milanese possiamo vivere la circolarità del ciclo della vita e della morte, privi di inutili sovra-scritture sentimentali o di giudizio. Un vivere anche “fisico” grazie alle scelte editoriali nella costruzione di questi due libri, in cui copertina e quarta dialogano con l’interno rendendo così un rapporto continuo. Il cerchio della vita e della morte, appunto. 

Nel crescere costruiamo relazioni per noi significative, a cui teniamo. Così oggetti, luoghi, esperienze sensoriali, assumono un nuovo valore. Posso così interrogarmi sulla morte anche grazie agli oggetti, ai luoghi, che mi raccontano di chi li ha vissuti prima di me.

Scoprire la morte è anche scoprire il passato di chi prima era vivo. Il primo albo che mi viene in mente è La casa che un tempo, di Fogliano e Smith, per i tipi della Rizzoli.

Una bambina ed un bambino nel passeggiare nel bosco scoprono una casa abbandonata. Dopo essersi confrontati decidono di entrare. Il confine è varcato. Perlustrano, cercano, incontrano. Si interrogano. Ogni oggetto, inquadratura richiama ad un passato che ora non c’è più ma di cui le tracce persistono. Le illustrazioni di Lane Smith, coloratissime, fanno da contraltare dando una maggior profondità ai silenzi ed alla morte rendendola presente ma non opprimente.

La scoperta in un albo può avvenire anche grazie all’esperienza lettore/trice come diretta, come sguardo esterno, senza l’immedesimazione con dei personaggi della storia. È il caso di Chiuso per ferie, di Maja Celija, per Topipittori.

Quando una famiglia va via per le vacanze i soggetti delle foto escono dalle proprie cornici e prendono vita, vivendo le proprie divertenti vacanze dentro casa. La scelta dei colori così come l’abbigliamento dei personaggi raccontano di un passato, creano un legame con la famiglia che abita quella casa. Nascono domande, interrogativi sul tempo, sul passato, su vita e morte.

E di tempo che passa, di luoghi che non ci sono più raccontano Le cose che passano, di Beatrice Alemagna, edito in Italia da Topipittori e La diga di David Almond e Levi Pinfold, per Orecchio Acerbo.

Il primo ci ricorda la presenza quotidiana dello scorrere del tempo nella sua tensione circolare tra vivere e ricordare. Il secondo si incentra su un fatto realmente avvenuto. Un piccolo paese fu completamente cancellato quando si decise di costruire una diga le cui acque lo sommergeranno. Nell’albo scopriamo questa storia grazie ad un babbo che, con la figlia, vanno in quelle case il giorno prima della tragedia. Le dimore sono vuote e loro decidono di ricordare tutte le persone che ci abitavano cantando e suonando le loro vite. 

Parlavo all’inizio della percezione delle difficoltà degli adulti di affrontare la morte con le bambine/i, ed anche con le/gli adolescenti.

Nella lettura edita per infanzia ed adolescenza accade tutto il contrario. Poiché però ne abbiamo già parlato in precedenti recensioni, li cito solo perché penso che in un percorso del genere debbano esserci. Assolutamente. In bibliografia trovate anche i link agli articoli, in caso li abbiate persi.

  • Jon Klassen, Il teschio, ZOOLibri. 
  • Stark U., Sai fischiare Johanna, Iperborea
  • Stark U., La grande fuga, Iperborea
  • Gandolfi S., Aldabra. La tartaruga che amava Shakespeare, Salani
  • Guillaume Guéraud, I tre funerali del mio cane, Bianconero Edizioni

Chiudo con tre proposte per i più grandi.

Uno è un classico. Si tratta de La casa degli anni scomparsi, di Clive Barker, edito BUR.

Preferisco non raccontare nulla ma, per una analisi critica vi rimando alla versione edita con una prefazione di Antonio Faeti. Sguinzagliate la vostra libreria o biblioteca di fiducia per trovarla!

Il secondo è Mezolith, di Haggarty e Brockbank, edito da Diabolo. Un graphic novel duro che ci riporta al rapporto tra vita e morte delle civiltà preistoriche. Un’illustrazione chiara e definita che rafforza la percezione di essere lì, in quel momento in cui ogni azione era basata sulla necessità unica di rimanere in vita.

Il terzo, e ultimo, è legato ad un passaggio nell’intervista con Susanna, in cui leghiamo la rimozione della morte, con la censura delle fiabe, alle distopie moderne. Il primo libro che mi viene in mente è La dichiarazione, di Gemma Malley per Salani. Ci troviamo in un mondo futuro in cui è stata trovata la cura per la morte violenta. Basta prendere una medicina e si può, idealmente, vivere in eterno. Ma, come sempre, c’è un ma. In questo caso la necessità di dover firmare una dichiarazione che recita “Una vita per una vita”. Non dovete uccidere nessuno, questo ve lo posso dire. Se volete avere la “cura” però non potete più procreare. Lascio a voi le debite conseguenze narrative, e i possibili legami con la direzione che stiamo prendendo oggigiorno.

Come sempre grazie per essere state/i qui tra le storie. Buone letture e non mi resta che sperare di incontrarvi nuovamente tra approfondimenti e podcast.



Bibliografia

  • Mari I., Mangia che ti mangio, Babalibri
  • I. e E. Mari I., L’uovo e la gallina, Babalibri
  • Fogliano J. – Lane S., La casa che un tempo, Rizzoli
  • Beatrice Alemagna, Le cose che passano, edizione Topi Pittori
  • Almond D. – Pinfold L., La diga, Orecchio Acerbo
  • Mari Downing Hahn, Quando Helen verrà a prendervi, Mondadori
  • Billet F. – Fauvel C., La memoria dell’acqua, Mondadori
  • Haggarty B. – Brockbank A., Mezolith, Diabolo
  • Barker, Clive, La casa degli anni scomparsi, BUR 
  • Stark U., Sai fischiare Johanna, Iperborea
  • Stark U., La grande fuga, Iperborea
  • Gandolfi S., Aldabra, La tartaruga che amava Shakespeare, Salani
  • Guillaume Guéraud, I tre funerali del mio cane, Bianconero Edizioni
  • Gemma Malley, La dichiarazione, Salani

Libri analizzati in precedenti recensioni

Saggi

I primi due saggi che propongo li ho pensati perché si raccordano al tema come spazio di riflessione sulla potenzialità simbolica e immaginifica delle storie. Il terzo perché offre una riflessione sul nostro quotidiano.

  • Tolkien J.R.R., Albero e foglia, Bompiani
  • Barsotti Susanna, Bambine nel bosco. Cappuccetto rosso ed il lupo tra passato e presente, ETS
  • Byung Chul-Han, La scomparsa dei riti, Nottetempo

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