Dopo otto anni da Eulogy writer, penso sia utile pormi due domande:

  • quali sono state le tappe principali del mio percorso?
  • quale consiglio dare a chi volesse fare questo lavoro?

La lettura di queste riflessioni sarà utile, sì, per conoscere meglio la mia storia, ma soprattutto per essere di ispirazione a chi, in futuro, volesse replicarla.

La base di partenza: passione per la scrittura e forte empatia

L’inizio del viaggio di qualsiasi Eulogy writer è uno solo: possedere una grande passione per la scrittura, abbinata ad una forte propensione ai rapporti umani e all’empatia.

Avere solo una di queste due caratteristiche non è sufficiente, averle entrambe mi ha permesso di partire con uno zaino capiente, in grado di contenere le giuste conoscenze, altro punto essenziale.

La formazione

Oggi, guardandomi indietro, ritengo che gli studi di psicologia, sociologia, comunicazione e linguistica siano stati essenziali per capire come interpretare i comportamenti, il linguaggio, i bisogni di chi sta vivendo un lutto. La gentilezza e la vicinanza non bastano: è assolutamente necessario formarsi e studiare prima di rapportarsi con i dolenti.

La “gavetta” informale

Prima di proporsi per un lavoro, è fondamentale fare pratica. Per me sono stati basilari tutti gli anni passati a scrivere gratuitamente lettere per parenti ed amici da leggere ai funerali: mi ha insegnato come pormi, quali parole usare, le modalità comunicative migliori.

Anche nella Narrazione funebre, come in qualsiasi altro settore, non c’è scuola migliore del puro “allenamento” sul campo: meglio, agli inizi, farlo con persone che si conoscono e saranno più disposte a indicarvi i vostri errori e a farveli notare in un modo più soft rispetto ad un vero committente.

La fiducia delle Onoranze funebri

L’inizio della collaborazione con le Onoranze funebri della mia città è stato per me un momento determinante, perché ha trasformato una passione e un’idea in un progetto reale.

Selezionate con cura a chi proporre il vostro servizio di scrittura, fatelo in modo competente e… in bocca al lupo!

L’esperienza umana e professionale

Questo per me non è solo un lavoro, ma un vero e proprio percorso di vita, che ha dato un senso diverso a tutto ciò che faccio e un metro nuovo con cui misurare le mie priorità.

Se avrete l’onore di scrivere per chi ha perso qualcuno che amava vivrete esperienze umane così forti da cambiarvi dentro e da rendervi dei professionisti molto più attenti e completi della media.

A questo punto, il consiglio che mi sento di darvi è di stampo molto pratico:

se vi affascina la professione dell’Eulogy writer e sentite che potrebbe essere nelle vostre corde, ponetevi le dieci domande che vi suggerisco di seguito.

Se la risposta sarà positiva a tutte (o potrà diventarlo a breve) non mi resta che spronarvi ad iniziare, facendovi i miei migliori auguri:

sarà un viaggio emozionante dentro gli altri e dentro di voi.

 

Le 10 domande che deve porsi chiunque voglia diventare un buon Eulogy writer

  • Sai scrivere correttamente?

–          Hai una sviluppata capacità di sintesi?

–          Hai una buona dose di flessibilità e capacità organizzativa?

–          Hai una solida preparazione in ambito psicologico e di accompagnamento al lutto?

–          Hai un’enorme capacità di ascolto?

–          Sei caratterizzato da una forte empatia?

–          Sei in possesso di buone capacità comunicative e relazionali?

–          Sei una persona emotivamente equilibrata?

–          Riesci a mantenere la “distanza” tra vita privata e lavoro?

–          Conosci le regole del Public speaking, ovvero del saper parlare in pubblico?

    

E ora vorrei calorosamente ringraziarvi per avermi seguito, con la speranza di aver corrisposto, almeno in parte, alle vostre aspettative.

Un caro saluto, Laura Bertaglia

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