Gli orfani di femminicidio sono orfani due volte, la loro madre è stata uccisa, il padre si è suicidato oppure è in carcere.

Dopo il delitto, questi bambini e ragazzi hanno bisogno di trovare risposte e ricevere informazioni sulla figura del papà, su dove si trova, se lo vedranno ancora, oltre che di avere uno spazio in cui esprimere le loro emozioni nei confronti di questa difficile figura che, anziché proteggerli, li ha resi orfani (Baldry, Cinquegrana, 2015).

Alcuni bambini, come A., sono molto arrabbiati.

La bimba ricorda ancora tutto di quegli anni. Qualche tempo fa ha chiesto alla nonna se “lui”, come chiama l’assassino, fosse in carcere, e ha domandato di poterci andare. Vera (la nonna) le ha spiegato che non è abbastanza grande per visitare la prigione. Ha aggiunto: << Perché vuoi vederlo?>>. La piccola ha risposto: << Vorrei dargli quattro pedate e chiedergli perché mi ha tolto la mamma>> (A., in Prandi 2020).

Alcuni ragazzi esprimono il desiderio di incontrare il padre per parlargli e chiedergli le ragioni che lo hanno portato a uccidere la madre (Autorità Garante, 2020).

Immagino che ci sia un processo in corso, ma non so nulla. Ho solo sentito delle frasi qua e là. E invece mi piacerebbe andarci in quell’aula, o se non adesso un giorno, chissà, chiedere a papà: ma perché Io hai fatto? No, forse no, mamma, che dici, direbbe ancora bugie…Mi mentirebbe ancora, e direbbe forse che lo ha dovuto fare, per proteggermi, per proteggere l’umiliazione a cui lo stavi sottoponendo, non lo so. Mi piacerebbe chiedere a lui e a tutti quegli altri padri che hanno ucciso le loro compagne, mamme di tanti bambini, ma perché? E a noi figli, ci avete mai pensato? …Un giorno forse fra tanti anni incontrerò papà, se avrà la capacità di guardare oltre il suo egoismo e semmai aiutare me a capire (Alessia, in Baldry 2018).

In altri casi l’orfano non parla mai del padre, in altri ancora, in particolare quando i bambini hanno assistito al delitto, hanno bisogno di essere rassicurati, perché hanno paura che il papà possa far loro del male.

Fino a qualche tempo fa, il ragazzino si rifugiava sotto il letto ogni volta che sentiva il campanello, rimanendo lì con il terrore che chi entrava volesse ammazzarlo. Aveva il timore dei maschi adulti. Quando un uomo si avvicinava, gli chiedeva: hai il coltello? Mi vuoi colpire? Aveva paura che il padre potesse uscire di prigione, la immaginava una specie di albergo dal quale si potesse andare e venire a piacimento. Il nonno ha dovuto portarlo fuori da un carcere per mostrargli le mura e le misure di sicurezza. Solo così si è tranquillizzato (Prandi, 2020).

Su cosa pensano o vivano i padri non si hanno molte informazioni, il padre omicida non sempre chiede del figlio, l’indagine dell’Autorità Garante (2020) ha rilevato un solo caso in cui il papà, scrivendo lettere dal carcere, ha mantenuto il rapporto con i due figli.

Relazione che, in ogni caso, non deve mai essere imposta ai bambini e monitorata con estrema cura, in quanto può essere per loro fonte di riattivazione del trauma (Sintini, 2020).

Molti orfani scelgono o cercano di prendere per sempre le distanze dal padre, anche cambiando il cognome e assumendo quello della madre (Autorità Garante, 2020).

Manuela Stucchi, pedagogista

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